Si narra di esperienze tratte dalla realtà quotidiana di persone che hanno sempre contribuito a svolgere il proprio dovere nei confronti della propria famiglia e della società.
Si potranno definire veri e propri sopravvissuti a un enorme cataclisma, non certamente generato da Madre Natura, ma da una serie di circostanze veicolate da interessi personali che hanno sempre speculato nella pelle dei veri lavoratori.
La storia ci consente di evitare gli stessi errori ma solo quando non si vuole più commetterli, per gli speculatori e le caste il passato è una grande fonte d’informazioni che consente a loro di meglio veicolare le nuove strategie esclusivamente a loro favorevoli; mentre per i nostri sopravvissuti dovrebbe servire ad anticipare le inevitabili conseguenze.
Non esistono zone ben definite, il nord, il centro, il sud, non sono altro che mere indicazioni geografiche è questo che il vero Italiano dovrebbe farne una propria certezza, rendendosi conto che volente e nolente siamo tutti nella stessa canoa (la famigerata barca è affondata da tempo!).
La crisi odierna è realisticamente ben pompata dalle famigerate caste e da quei giornalisti che pur di apparire affondano senza scrupolo la loro “penna” nelle carni della nostra società; la crisi esiste non è certo finzione ma non come la vogliono far apparire.
Il ricorso incessante alla cassa integrazione ordinaria o straordinaria che sia, altro non è che un’attenuante degli imprenditori speculatori che rendendosi conto della riduzione della loro marginalità, dovuta essenzialmente alla loro incapacità imprenditoriale, hanno voluto limitare i costi fissi e girare le spalle al loro vero business. Gli investimenti e i lavoratori.
E allora chi paga? Certamente i soliti e non sono ignoti, sono sempre i lavoratori che pagano la propria cassa integrazione, le proprie tasse dovute e quelle degli evasori fiscali, e cosa hanno ottenuto? Disoccupazione, povertà sempre più crescente, nessuna speranza per loro e preoccupazione per i propri figli.
Si pubblicizzano scandali, sprechi, migliaia di evasori pizzicati e quant’altro già si conosce, ma poi ben poco si ottiene e i furbetti sono sempre un passo avanti agli onesti.
Si ricordi quando ci fu la minaccia di sciopero da parte dei calciatori perché lo Stato decise di mettergli la mano in tasca per recuperare parte del buco nero che ci assilla da decenni, la conclusione? Che il loro piccolo sacrificio non c’è stato, mentre abbiamo pagato tutti sempre di più senza alcuna equità!
Pensate che alcuni tifosi hanno pure avuto il coraggio di trovare delle giustificazioni a questo evento, questi dovrebbero riflettere se ne valga la pena di passare parte della loro vita con continui sacrifici pur di vedere rotolare una palla inseguita da personaggi milionari!
Il lavoratore tipo (uomo o donna che sia):
è la vittima preferita, sostanzialmente da tutti, ma preferibilmente dal manager e dal capo
è mite e si lascia sottomettere
è considerato dai molti un inetto, e non si sforza di dimostrare il contrario
è codardo, perbenista, non sbaglia mai perché è sempre colpa degli altri o del computer
è cagionevole di salute e spesso è in malattia nei pressi dei fine settimana, ponti o importanti eventi sportivi
Il manager tipo (uomo o donna che sia):
è colui che evita tutto ciò che può accompagnare la crescita professionale del lavoratore
è un’arrivista che non guarda negli occhi il proprio collaboratore perché ha timore del confronto e che l’altro si accorga che dietro a quello sguardo vi sia tanto spazio vuoto
è colui che preferisce vivere in un ambiente di caos assoluto in tal modo può nascondere le sue incapacità
è geloso, invidioso, e semina odio
è un predatore povero di risorse che si adopera a continue invasioni di altri territori
è un codardo privo di coraggio, che sa vendersi bene, alla continua ricerca di alleati suoi simili per nascondere sempre di più le sue debolezze
è convinto di essere invulnerabile, inaccessibile, infallibile ed è fermamente convinto di appartenere alla casta dei furbetti
Si può trattare di un errore genetico? Assolutamente no, altro non è che una generazione di esseri procreati dal virus della disonestà e spetta anche al lavoratore trovare la cura per spezzare la continuità di questa specie.
Il capo tipo (uomo o donna che sia):
è convinto di essere un guru e vuole essere trattato da tale dai suoi sottoposti
è la preda preferita del manager che se lo gira e prilla come vuole
è un debole timorato della crescita professionale dei suoi sottoposti
è convinto che nessuno si accorga delle sue debolezze e non si preoccupa di quello che veramente pensano di lui, perché è certo che tutti pensano sempre bene di lui.
è contagiato dalla negatività, assume comportamenti fuori luogo, e si allontana dai suoi eccellenti compagni di lavoro
è avaro
Il vero lavoratore (uomo o donna che sia):
è colui che genera la spirale di consapevolezza in una realtà sociale
è forte, dignitoso, sapiente, professionale
è solo grazie a lui se i dirigenti hanno potuto riempire il proprio portafoglio, e le imprese accrescere il loro patrimonio
è vittima degli ignoranti che dirigono le imprese ma non li teme perché consapevole delle proprie capacità; mentre i veri onesti professionisti vengono messi al bando per evitare che generino degli squilibri di potere.
Il vero manager (uomo o donna che sia):
è colui che si propone, inventa e genera tutto ciò che può accompagnare la crescita professionale del lavoratore, perché ha capito che il progresso comune è certamente meglio del gesso che rischia di portare!
è ambizioso di crescere e ha capito che può farlo solo se ha consentito la crescita dei suoi collaboratori e non ha timore di guardare negli occhi gli altri perché apprezza il confronto
è colui che semina per un ambiente ben organizzato ed è pronto a rispondere delle proprie debolezze
è partecipe della gioia altrui, apprezza i colleghi che riescono nel loro intento ed elargisce gioia di lavoro
è ricco di proprie risorse e fa in modo di condividerle con i colleghi
è coraggioso, pronto a far valere i propri principi e a rispettare le regole
è un vero uomo e quindi consapevole di essere vulnerabile, e di questo ne fa una forza; non potrà mai appartenere alla casta dei furbetti.
Cosa può aver generato un essere simile? Certamente la buona educazione dei propri genitori, l’aver sofferto già dai primi giorni di lavoro, l’aver compreso che la società per definirla democratica richiede lo sforzo e il sacrificio di tutti, è immune dai virus della disonestà che pullulano nell’aria.
Il vero capo (uomo o donna che sia):
sa di non essere un Dio sceso in terra, è autorevole ma non autoritario, desidera essere apprezzato e anche criticato dai propri collaboratori
sa di aver creato uno staff di manager che rispecchiano la sua personalità e può contare sul loro parere sincero e non nel silenzio da lecchino
è forte delle sue capacità, non tempe gli investimenti e crede fermamente nella crescita professionale dei suoi collaboratori
è consapevole che il suo staff lo guarda e lo critica, e lo tranquillizza il fatto che in caso di necessità nessuno di loro gli girerà le spalle
è convinto della crescita e della ripresa e quando accadrà avrà certamente i collaboratori giusti per aggredire il mercato, al contrario di coloro che staranno a guardare domandandosi il perché!
È pronto a condividere gli esiti positivi del suo lavoro con i propri collaboratori.